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Federalismo fiscale: al servizio dei cittadini o un nuovo tassa e spendi?

L’imbarazzante nebbia che avvolge i contenuti del federalismo fiscale suscita pensieri inquietanti che fanno temere per le tasche, già svuotate dalla crisi economica e dai costi vergognosi della burocrazia, dei cittadini italiani. L'unica cosa che al momento trapela è l'intenzione di istituire una nuova tassa unica sulla casa che dovrebbe comprendere tasse di natura patrimoniale (ICI), di natura reddituale (IRPEF), sui trasferimenti (tasse di registro, ipotecarie, catastali), sui servizi (smaltimento dei rifiuti).
Già è difficile comprendere come questo ircocervo fiscale possa essere assemblato ma è ancora più difficile pensare che alla fine il tutto non comporti un aumento del prelievo fiscale complessivo. Perché nessuno ci ha detto che la pressione fiscale dello stato centrale scenderà, nessuno ci ha detto che gli enti locali dovranno ridurre le spese, nessuno ci ha detto che finalmente verrà fatta trasparenza sui modi con cui vengono utilizzati i nostri soldi. I piccoli proprietari sentono puzza di bruciato, sono assaliti da un dubbio, e cioè che l'eliminazione dell'Ici sulla prima casa si trasformi in una finta riduzione fiscale e che alla fine quello che è uscito dalla porta rientri dalla finestra con un'altra etichetta chiamata federalismo fiscale. Ma i politici scherzano con il fuoco. Un aumento delle tasse, e in primo luogo le tasse sulla casa, non verrà tollerato.
Se poi ai comuni verranno assegnate le competenze sul catasto si chiuderà il cerchio infernale che strozzerà i cittadini. Perché l'ente che beneficerà delle tasse locali avrà la massima libertà di mettere le mani sugli estimi che costituiscono la base imponibile delle tasse stesse.
La storia insegna che tutte le rivoluzioni dell'era moderna, da quella americana a quella francese, sono nate da rivolte fiscali. E negli Stati Uniti il fenomeno politico più importante degli ultimi mesi è la nascita dei tea parties, libere e spontanee associazioni di resistenza fiscale che raccolgono migliaia di cittadini e che hanno già conseguito un grande successo politico, portando alla vittoria il proprio candidato come governatore del Massachusetts, sconfiggendo dopo decenni il candidato democratico sebbene fosse appoggiato dal Presidente Obama.
La forza del popolo strozzato dal fisco può esplodere in ogni momento e l'APPC non lascerà senza rappresentanza i piccoli proprietari vessati. Forse anche in Italia è il momento dei tea parties!
Leandro Gatto
Segretario Generale APPC









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